A Torino il 30 gennaio 2009 è stato inaugurato, nella sede del gruppo Abele, il “Centro Studi e Documentazione Ferruccio Castellano, Fede, Religione, Omosessualita”.
E’ intervenuto Don Luigi Ciotti, il quale ha raccontato la sua esperienza: ”Ho conosciuto Ferruccio nel 77 quando era responsabile, nella sua diocesi, dei giovani di Taizè ed era nel mondo dell’Azione Cattolica. Mi ha aperto una finestra immensa , era in cerca di un punto di riferimento dopo che gli si erano chiuse delle porte. Aveva un desiderio : come uscire fuori da un certo recinto e coinvolgere altri per vedere come conciliare omosessualità e fede. Nacque il gruppo” Davide e Gionata” e i diversi incontri su questo tema. Nacque poi anche a Milano il gruppo, inizialmente di sette persone, “il Guado” seguito da Don Domenico Pezzini.
C’è poi il primo convegno nazionale di gay credenti alla Cittadella di Assisi nell’82, ma subito dopo si chiusero ancora certe porte: ricevette dei rifiuti. Un sacerdote molto aperto respinge l’invito a partecipare alle riunioni sull’argomento, morì sua mamma, fu vittima di mobbing sul lavoro e crebbe in lui la paura di perdere il lavoro d’insegnante in una scuola; in quel periodo aveva avuto anche dei problemi di rapporto con amici e problemi sentimentali . Ferruccio non riuscì a sopportare queste vessazioni .
Lasciò scritto con passione che ”Fede cristiana e orientamento sessuale sono due realtà indipendenti : solo così potremo stabilire che la fede non è né omosessuale né eterosessuale e solo da ciò potremo affermare la possibilità di una comunione fraterna tra credenti che hanno orientamenti sessuali differenti “
E poi ancora: ”Noi siamo un popolo che appartiene a Dio, non tocca né agli omosessuali ne’ agli eterosessuali stabilire i confini della comunione fraterna, tocca al Signore”
Don Ciotti ha poi ancora ricordato come alcuni vescovi e uomini di chiesa siano sensibili a questo tema e ha ricordato le parole di monsignor Bettazzi scritte alcuni anni fa presentando un libro: ”Rimangono molte assenze e diffidenze, non solo dalla gerarchia ma dalla stessa opinione pubblica ecclesiale, forse disposta a non demonizzare più la questione, ma restia a riconoscere che si tratta di naturalità, seppure di una minoranza. Credo che il problema rimanga questo: una volta riconosciuto il valore di una affettività omosessuale fin dove questa potrà spingersi sul piano morale e poi su quello giuridico? E’ importante che se ne parli con serietà e con serenità”
Ci sono poi stati gli interventi di Gustavo Gnavi che ha presentato le finalità del neonato centro di documentazione. Si ispira ai principi di solidarietà sociale e mira ad edificare uno spazio comune nel quale le diverse esperienze dell'associazionismo gay e lesbico credente trovino occasioni di confronto reciproco, di integrazione e di cooperazione. Si propone di rendere accessibile a tutti il materiale raccolto da Castellano e da altri gruppi di lesbiche e gay credenti, di acquisirne del nuovo e di avviare un cammino di studio e di ricerca sul tema sempre attuale dei rapporti fra la fede, le religioni e l'omosessualità.
E’ seguito poi l’intervento di Enzo Cucco, della “Fondazione Sandro Penna”che ha invitato alla pazienza, a non accendere toni polemici ma a lavorare sui tempi lunghi, tenendo conto della tradizione millenaria delle chiese. Lui da laico vuole cercare un dialogo fatto di tre punti: 1°) cercare di ascoltare 2°) considerarsi allo stesso livello 3°) ognuno dei due dialoganti considera la possibilità di cambiare idea.
Daniela Di Carlo, teologa e pastora della Chiesa Valdese si è detta vicina a tutti i perseguitati perché la chiesa valdese è stata perseguitata e decimata per 600 anni. Forse per questo è stata la prima che ha aperto le porte del centro ecumenico di Agape a incontri dove le persone omosessuali riflettevano sulla loro fede. Aggiunge poi che Dio non ha intermediari con l’uomo per cui la coscienza del credente è adulta per sapere quando il suo atteggiamento è immorale; citando Simone Weil: ”Se in una relazione qualcuno dice: mi fai male, lì c’e il peccato”.
Conclude le relazioni Ermis Segatti (referente della Pastorale dell'Università e della Cultura di Torino) elencando alcuni ostacoli: primo la poca tolleranza perché innanzitutto si nega la naturalità della condizione omosessuale, e poi si nega anche il pieno esercizio della sessualità. Altra barriera è data dalle parole della bibbia, che, se non è interpretata correttamente e con intelligenza, ci porta solo un messaggio culturale collegato ai tempi in cui è stata scritta. Ricorda inoltre che le posizioni dei documenti cattolici sull’omosessualità sono tristi perché non si riconosce alla condizione omosessuale il pieno esercizio della sessualità, della fecondità e anche della spiritualità a partire da come si è (su questo c’è pochissima documentazione e quindi siamo tutti un po’ sprovveduti). Concludendo dà notizia che verrà divulgato a presto un vademecum a servizio delle comunità cattoliche e della catechesi studiato a Torino per informare su queste tematiche e dare un aiuto agli educatori.
Don Ciotti a conclusione della serata legge ancora uno scritto di Ferruccio che interessa tutti noi: ”Gli omosessuali non dovrebbero essere solo dei fratelli da non discriminare e emarginare, ma dei fratelli che con la loro battaglia possono aiutare tutta la chiesa a diventare più evangelica. La loro battaglia diventi lotta di tutti. Cessi di essere un discorso corporativo di una minoranza che cerca un impossibile integrazione in una chiesa (e in una società) eterosessuale e destinata a rimanere tale, e diventi finalmente un discorso che investe più profondamente tutta la comunità”.
Un genitore biellese presente alla serata