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martedì, 30 dicembre 2008

NATALE IN TEMPO DI CRISI


Riflessioni  proposte dall’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro – Diocesi di Biella

 

Natale in tempo di crisi.

Ma c’è spazio per sperare

 

            Quest’anno il Natale vedrà molte famiglie e “singles” in sofferenza per la mancanza del lavoro, per la cassa integrazione, per l’incertezza sul proprio futuro. Alla crisi del nostro settore tessile si aggiunge quella finanziaria. Il 2009  - si dice -  sarà molto difficile …

            Se è vero che non tutto il male viene per nuocere, c'è da augurarsi che questa crisi serva, almeno, a fermare la cosiddetta costruzione dell'«uomo moderno». Una donna/uomo deve essere perfetto, riposato, abbronzato, reduce da un centro benessere, depilato e profumato. Deve avere, subito, un drink se ha sete; un SUV se ha voglia di avventura; una donna/uomo se ha voglia di sesso. Se qualcosa di questo progetto non funziona la colpa è: del governo innanzitutto; del medico che non lo cura; del professore che non lo capisce; del datore di lavoro che lo sfrutta; del dipendente che è inetto...

            Riscopriamo, viceversa, un nuovo stile di vita in cui ciascuno assume le proprie responsabilità, in cui anche gli errori, nostri e degli altri, sono cadute che costruiscono la nostra esperienza e non occasioni di rivalse.

            Esperti di economia saranno certamente in grado di dare spiegazioni sulle cause tecniche, economiche e finanziarie che hanno generato questa situazione drammatica e globale, proponendo delle soluzioni. Questo, però, non basta.

            L’economia è solo un aspetto della complessa attività umana. Se  la produzione e il consumo delle merci finiscono con l’occupare il centro della vita e diventano l’unico valore della società, non subordinato ad altro, allora non c’è soluzione alla crisi attuale e le conseguenze non potranno che essere devastanti: vinceranno solo i più forti e la società sarà più divisa, più ostile e più violenta.

            La causa va ricercata non solo nel sistema economico stesso, ma nel fatto che l’intero nostro attuale modo di vivere ha ignorato la dimensione etica.

            È perciò urgente una grande opera educativa e culturale per orientarci verso stili di vita più responsabili, che colgano non solo l’interesse immediato, ma una pluralità di aspetti sui quali i nostri comportamenti vanno a incidere. La fede in Dio e nell’uomo ci spinge a pensare che un cambiamento è possibile e che esso dipende dall’impegno di tutti e di ciascuno. Quotidianamente operiamo delle scelte senza riflettere, scelte che a prima vista paiono naturali perché molto generalizzate,  però incrementano aspetti della nostra società tutt’altro che evangelici.

 

            - Di fronte alla crisi finanziaria mondiale, che rivela un distacco sempre più grande tra la finanza e il lavoro, tra la finanza e i veri interessi della gente e degli stati, occorre ripensare al suo significato e aprirci a nuove intuizioni e modalità che fino ad oggi sembravano troppo elitarie, quali la finanza etica e l’economia di comunione ...

            - Educarci, allora, come consumatori, a un uso responsabile del potere di scelta, che stimoli il senso di responsabilità dei produttori.

            - La situazione di disoccupazione o di cassa integrazione di molta gente può essere un’occasione anche per ripensare al lavoro. Al lavoro come diritto-dovere fondamentale della persona. Al lavoro che è servizio alla società e ha il compito di migliorare la vita comune. Tutti i mestieri, soprattutto quelli più semplici, manuali, devono essere rivalutati nel loro significato. Educhiamoci a stimare il lavoro per il bene che esso produce, e non solo per i soldi che procura. Occorre che chi ha intelligenza -e anche capitale per creare opportunità lavorative- senta il dovere di mettersi in gioco.

            Anche che chi gode di reddito (perché ha ereditato o è in  pensione) concepisca la propria situazione come una possibilità di mettersi gratuitamente al servizio della società.

            - Il lavoro e i consumi vanno ripensati anche in relazione all’ambiente perché non venga deturpato e impoverito, ma al contrario lo si tuteli e migliori in vista delle generazioni future. Rispetto dell'ambiente sia in termini di uso di energia e di materie prime sia nella produzione dei rifiuti.

            - Le difficoltà economiche spingono a guardare con diffidenza chi è venuto a cercare lavoro nel nostro paese. La tentazione è quella di chiudersi a riccio e di diventare ostili verso chi, più disperato di noi, ha cercato una soluzione giungendo in Italia. A volte l’ostilità spinge fino a negare i diritti fondamentali della persona a chi  non possiede la tessera di cittadino italiano. La valenza positiva del lavoro degli stranieri è un fatto evidente, goduto da molte industrie e da molte famiglie italiane. Non si può parlare di vera società cristiana  - e quindi solidale -  se non si è disposti ad accogliere chi è arrivato da noi  appartenendo ad altre culture e religioni.  L’impegno è quello di far diventare le differenze un’opportunità di crescita per tutti e di educarci a una cultura pluralista e attenta ai diritti dell’uomo.

 

             Nuovi stili di vita dunque ispirati alla sobrietà, alla temperanza, all’autodisciplina sul piano personale e sociale. La situazione economica attuale può essere un'occasione per ripensare, come famiglie e comunità cristiana, al valore della sobrietà intesa come conseguenza di un’esistenza impostata sul Vangelo. La sobrietà (dal greco Sophrosyne = sano di mente, savio, moderato) ci aiuta a porre una giusta gerarchia dei bisogni e dà la possibilità di condividere con chi è povero, consentendoci di vivere con serenità e gioia, in alternativa agli stereotipi dell'«uomo moderno», del consumatore felice.

            Le famiglie, le parrocchie, i movimenti/associazioni possono essere dei luoghi importanti in cui si compie questo cammino educativo. Certo i convegni, le pubbliche manifestazioni, i giornali e la televisione hanno un grande potere di influenza, ma le famiglie, le parrocchie, i movimenti educativi sono i luoghi in cui si organizza concretamente la vita, dove la distanza tra il pensiero e il quotidiano è più corta.

            Famiglia, parrocchia o movimento/associazione possono anche essere luoghi in cui ci si dispone per una più concreta condivisione dei beni e si sperimenta la bellezza di vivere nuove modalità di comunione che hanno come motivazione ultima e profonda, l’amore di Dio e del prossimo. Leggere il Vangelo insieme e applicarlo alla situazione attuale, partendo da me, partendo subito.

 

            Significativo, in proposito, è il percorso formativo che la nostra Caritas diocesana ha intrapreso in questi anni per educare all’accoglienza degli stranieri e alla solidarietà, all’uso sobrio e responsabile dei beni.

            Importanti sono le varie iniziative dei movimenti educativi e la testimonianza di molte famiglie cristiane che propongono concretamente un nuovo modo di vivere il lavoro e i consumi.

            Anche in tanti gruppi non ecclesiali esistono modi e proposte di vita che camminano nella direzione di una società solidale, coniugando con coerenza scelte di consumi, di risparmio, di investimenti, di utilizzo del tempo libero.

            Un vecchio proverbio dice che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Senz’altro la crisi attuale ha fatto e farà cadere ben più di un albero,  ma questo non impedisce a una nuova foresta di crescere. E sarà più bella di quella di prima.

C’è speranza, nel nostro futuro!

 

Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro - Diocesi di Biella

scritto da redazionelb | 08:15 | | Torna su