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lunedì, 17 novembre 2008

Per una riflessione sul ruolo del bisettimanale “il Biellese”


Per una riflessione sul ruolo del bisettimanale “il Biellese”

 

Il punto di partenza

 

Le recenti dimissioni di Pier Michele Girola dalla direzione de “Il Biellese”  favoriscono l’apertura di una riflessione di più ampio respiro sul bisettimanale stesso, edito da “Editrice Il Biellese s.r.l.”, di proprietà al 90% dell’Istituto per le Opere di Religione diocesano ed il 10% del Seminario Vescovile.

 

Quanto segue vuole essere un contributo per aprire una riflessione sul ruolo di questo strumento di comunicazione nella realtà provinciale e nella chiesa biellese, proposto da alcuni lettori del giornale.

 

Un primo elemento di riflessione e’ la dimensione economica.

Il  bisettimanale, così come larga parte della stampa locale e nazionale,  ha chiuso i bilanci in perdita dal 1995, anno di costituzione dell’attuale società di gestione sopra citata -  salvo il 2001 con un piccolo utile - e le perdite sono andate crescendo negli ultimi due anni (rispettivamente € 168.864 nel 2006 ed € 271.796 nel 2007). Queste perdite sono state ripianate dalla proprietà che ha destinato a questo specifico utilizzo parte delle proprie risorse economiche. Anche per questo incombente vincolo economico, l’ex direttore Pier Michele Girola, nel saluto di commiato ai lettori, lega la propria soddisfazione alla dichiarazione di un incremento di 600 copie vendute come risultato del suo periodo di gestione. Per perseguire questo obiettivo aveva usufruito di uno spazio di manovra “nuovo”, spregiudicato nei propri interventi giornalistici, nelle titolazioni, nelle priorità assegnate agli argomenti da portare ai lettori e anche nella gestione della rubrica “spazio aperto”, usata come personale momento di concisi interventi che hanno contribuito a suscitare riserve e critiche.

Realizzare un bisettimanale gradito al pubblico e da questi acquistato - e quindi valido strumento di pubblicità commerciale con le entrate che ne conseguono - è un vincolo, un obiettivo da perseguire per assicurare la continuità della testata.

 

Il secondo elemento – primo per importanza, sul quale si incentra la nostra riflessione - è la “qualità della comunicazione”, concetto che merita un approfondimento fondato sul dibattito in corso su questo tema, con specifico riferimento alla dimensione  cristiana.

 

L’interrogativo che poniamo in premessa  è il seguente: la comunicazione realizzata da un foglio di ispirazione cristiana può – per aumentare le vendite – lanciare e rincorrere le polemiche, le mode, le titolazioni strillate e tutto quanto attira la curiosità e l’attenzione della gente, indipendentemente dal rilievo sociale delle notizie, oppure fare “comunicazione di qualità” significa scegliere uno stile comunicativo volto ad edificare una comunità umana consapevole e quindi impegnarsi anche a comunicare in controtendenza rispetto alle  mode ed ai luoghi comuni culturali della società, nel rispetto del pluralismo?

 

La riflessione della Chiesa italiana sulla comunicazione sociale

 

Per approfondire in concetto di “qualità della comunicazione” pensiamo utile riferirci alla relazione di Don Giorgio Zucchelli, presidente della FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) che nel Convegno nazionale degli Uffici di Comunicazione Sociale delle Diocesi Italiane tenutosi nel maggio 2008 a Milano ed intitolato “Lo sguardo quotidiano” evidenzia così i confini e gli obiettivi dei periodici diocesani:

 

  • I giornali di informazione di una diocesi, in stretto rapporto con le rispettive comunità ecclesiali, non limitano l’interesse alla realtà ecclesiale ma raccontano il territorio “solidali con il popolo che vi abita”. Raccontano la vita e tutta la vita, civile ed ecclesiale, dell’ambiente sociale in cui sono presenti, secondo una gerarchia di notizie che risponde a un retroterra culturale dettato dai valori evangelici. In tal modo promuovono e favoriscono nell’opinione pubblica una precisa visione del mondo, della vita e del territorio stesso, alternativa a quelle imperanti asservite alla notizia-spettacolo e alla notizia-profitto.

 

  • I settimanali cattolici diocesani, in una società che privilegia l’incontro superficiale, possono farsi tessitori di legami forti diventando una sorta di “rete” di collegamenti che sviluppano la comunità ecclesiale e quella civile: raccontando la vita di tutti, rendono protagonisti coloro che non hanno voce, coloro di cui nessuno mai parla e sono quindi relegati ai margini della società. E diventano uno “strumento di auto-identificazione” della comunità di un determinato territorio

 

  • Riflettono sugli avvenimenti quotidiani mediante commenti e dibattiti, promuovendo il confronto delle opinioni proponendosi come luogo di confronto favorendo la maturazione civile dei lettori

 

  • I giornali diocesani, inseriti come sono nel Paese e nei singoli territori, non possono non prendere posizione di fronte alle scelte politiche nazionali e amministrative locali. È questo un punto molto delicato. La loro forza sarà quella di non fare,  nell’informazione e nella riflessione sugli eventi, una pregiudiziale scelta di parte, ma – svincolati da ogni condizionamento ideologico, partitico ed economico –  s’impegneranno (con l’umiltà della limitatezza) a porsi sempre con coraggio dal punto di vista dei valori evangelici e dalla parte del bene comune. Se infatti il legittimo pluralismo non ha nulla a che fare con una diaspora culturale dei cattolici, il periodico diocesano si offre come uno dei “luoghi d’incontro” per i cristiani impegnati in politica, allo scopo di incrementare il dialogo e di trovare linee di convergenza e obiettivi comuni sui valori evangelici. Si mettono così al servizio di quel “discernimento comunitario”. È un impegno difficile, che si pone come obiettivo di superare le gravi fratture createsi nella comunità cristiana.

 

Noi crediamo che le strade sopra tracciate definiscano un concetto di “qualità della comunicazione” ampiamente condivisibile e diano una risposta chiara all’interrogativo posto in premessa. Sulla base di questi valori formuliamo alcune considerazioni e proposte sul futuro de “il Biellese”

 

Per il futuro de “Il Biellese”

 

A che titolo formuliamo queste riflessioni e proposte?

Ricordiamo che stiamo parlando di una pubblicazione la cui proprietà non fa capo ad un imprenditore privato, ma alla Chiesa cattolica locale, una realtà diffusa di credenti e presbiteri impegnati nelle comunità civili e religiose locali e coinvolti nel sostentamento - in varie forme - della chiesa locale, con le responsabilità che ne conseguono, in diverse forme e grado a seconda del ruolo svolto.

Ed anche noi, firmatari del presente intervento, sentiamo di dover rispondere in questo modo ad una nostra responsabilità in quanto cittadini e laici biellesi. 

Riteniamo che dalle affermazioni sopra riportate come da quelle contenute in altri documenti significativi del magistero (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, “informazione e democrazia”, punti 414/416, Libreria Editrice Vaticana 2004)   la conduzione de Il Biellese, le scelte editoriali, il suo stile comunicativo riguardino noi, così come tutti i laici ed i chierici Biellesi.

In virtù di questo criterio ci sentiamo legittimati a proporre alcune indicazioni pratiche sulla “qualità della comunicazione” e sulla trasparenza nella gestione del bisettimanale.

 

Partiamo da alcune indicazioni sulla “qualità della comunicazione”.

Chiediamo che in futuro lo stile comunicativo eviti:

a) toni polemici ed aggressivi di parte della titolazione, che puntano sull’emotività e sul sensazionale; b) l’atteggiamento di chiusura con cui sono state sposate alcune cause percorse a testa bassa, senza dare luogo ad un confronto e ad una ricerca delle diverse ragioni; c) l’ampliamento dello spazio dato alla cronaca a scapito delle notizie di approfondimento e ad inchieste; d) un modo di affrontare il confronto politico locale caratterizzato da un ampio spazio ad ogni “respiro” dei protagonisti della vita politica, con un’abile selezione e spaziatura delle informazioni finalizzata ad accentuare la polemica (in luogo di promuovere il confronto  nel merito dei singoli temi)

 

Proponiamo che sia data maggiore attenzione ai seguenti punti:

a) comunicare nello spirito della costruzione di una  comunità civile giusta e solidale e della promozione della comunità ecclesiale nelle sue presenze diffuse nel territorio e nei movimenti. b) realizzare un dialogo tra le varie “membra” della comunità cristiana come mezzo per valorizzare e promuovere la presenza plurale dei cattolici nella società; c) approfondire i singoli temi, di cronaca, sociali e politici, non appiattirsi nella sola  “rincorsa della cronaca”: la scelta coerente è spostare l’attenzione sui problemi quotidiani, reali delle persone e sul futuro del territorio.

 

Ovviamente queste indicazioni sono riferite alle scelte direzionali, al “piano editoriale” del bisettimanale, nel pieno rispetto della professionalità dei giornalisti che ad esso collaborano.

 

In coerenza ai valori di riferimento sopra riportati riteniamo auspicabili alcune innovazioni sulla trasparenza di rapporto fra la direzione del Biellese e la realtà sociale ed ecclesiale locale:

 

a) il futuro del bisettimanale sia oggetto - con modalità rispettose dei margini di autonomia di ogni soggetto coinvolto - di un confronto aperto nella comunità ecclesiale realizzando in tal modo un dialogo ed una partecipazione responsabile dei diversi soggetti sociali, partecipazione che costituirà un incentivo a collaborare alla diffusione del bisettimanale.

 

b) vengano individuate forme stabili di partecipazione/verifica/promozione al fine di coinvolgere le diverse realtà ecclesiali e laiche della Diocesi.

 

Ciò detto non possiamo concludere senza ritornare sul tema dei bilanci in debito e dell’obiettivo dell’equilibrio economico per esprimere la nostra opinione sulla questione: pensiamo che questo importante obiettivo vada gestito intrecciandolo strettamente a quello della qualità della comunicazione, in quanto solo un ruolo coerente a valori civili, sociali ed ecclesiali del bisettimanale può giustificare l’impegno finanziario della comunità  diocesana.

 

Biella, 16 novembre 2008

 

Chiara Bider, Riccardo Bresciani, Rosalia Buttà, Giuseppina Caneparo Caprio, Armando Cavicchioli, , Marta Ceria, Sandro Ceria, Sergio Delpiano, Francesco Di Meglio, Giuseppe Ferro,  Giorgio Fogliano, Paolo Gallana, Carla Garbaccio, Carlo Gatti, Livia Giana, Piero Gibello; Valentina Grigoli, Fausto Giorda, Franca Lanza,  Miranda Maggia, Giulio Pavignano, Gianfranco Penna,  Annachiara Pretti,  Giziana Roda, Gianni Scudellaro, Enrico Zegna.

 

  

 

Queste riflessioni vengono inviate alle comunità parrocchiali, ai responsabili ecclesiali e del bisettimanale e pubblicate sul blog www.piazzaduomo.splinder.com per aprire una riflessione e consentire adesioni e/o commenti.

 

 

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scritto da redazionelb | 08:40 | commenti | Torna su