CHI E’ LO STRANIERO?
Biella 25/10/2008
Don Giovanni Perini (intervento non rivisto dall’autore)
Che sia un tema sentito lo dice la vostra presenza, ma come si diceva nell’introduzione, ed e’ questa la prima premessa che faccio, l'intenzione di questa serata non e’ tanto di aprire un dibattito sulle cose che stanno capitando ma e’ quello di lasciarci interrogare, che mi sembra sta prima ancora di ogni dibattito, vale a dire: quando noi parliamo esprimiamo delle convinzioni; da dove le prendiamo queste convinzioni? L'incontro di stasera cerca di fare chiarezza sulle radici, su cio’ che sta dietro le posizioni che noi, a volte differenziate, assumiamo sulle varie problematiche. E credo che come credenti e’ moralmente obbligatorio interrogarci su quel che pensiamo confrontandolo con quel che ci viene proposto di pensare. Quel che pensiamo normalmente e’ definito da esperienze, culture, diciamocelo anche, luoghi comuni, superficialita’, strade le piu’ veloci, eccetera, e invece cio’ che la Parola di Dio ci offre alla riflessione: coincide, non coincide, questo poi sara’ nella responsabilita’ e nella coscienza di ognuno di tirare le conseguenze. E proprio in base a questa prospettiva credo che anche se c'e’ qualcuno non credente puo’ interessare un confronto con un'altra cultura, con un altro modo di vedere magari, con una cultura che tra l'altro ha molto a che fare con la nostra, la nostra in fondo e’ anche figlia di una visione, di una concezione del mondo di stampo ebraico, se non altro perche’ l'occidente deve in qualche modo molto il proprio sviluppo culturale al mondo ebraico. Allora credo che questa posizione ci possa trovare accomunati, credenti e non credenti vogliamo ascoltare delle voci, e poi queste voci faranno il percorso interiore che debbono o gli lasciamo fare. Una seconda premessa e’ che questo tema come qualsiasi altro tema tirato fuori dalla Bibbia e’ anche un po' pericoloso perche’ viene estratto dal proprio contesto, contesto di tipo culturale, sociale e storico, di cui tentero’ di dire qualcosa per inquadrare la situazione, ma anche contesto nel senso di tentare, se possibile, anche in modo veloce perche’ il tempo non ce lo consente, di capire dove determinate linee di pensiero conducono. Siccome abbiamo la fortuna di potere verificare nella storia, abbiamo anche la possibilita’ di capire come certe prese di posizione diventate cultura dominante hanno condotto quella civilta’, e questa credo e’ una lettura interessante: la lettura che parte dai risultati, dagli effetti, e non soltanto da uno svolgimento temporale e cronologico degli avvenimenti. E poi una terza veloce premessa: a chi volesse continuare per proprio conto ad approfondire io mi permetto di suggerire, tra le tante possibili letture da fare, alcune anche di una certa leggerezza perche’ non sono volumi impegnativi, questo piccolissimo volume di Barbara Spinelli, e’ una giornalista che scrive sulla Stampa e che e’ anche credente, edito da Bose, Qiqaion, e’ una frase presa dal Deuteronomio: "Ricordati che eri straniero", e’ una serie di incontri che lei ha tenuto, tra cui uno a Bose. Poi sempre di Bose c'e’ questo ancor piu’ piccolo ma non meno importante libretto di Luciano Manicardi, che e’ intitolato "Accogliere lo straniero. Per una cultura dell'ospitalita’". Poi invece piu’ sul versante laico, anche se parla della Bibbia perche’ questo tema credo sia quasi impossibile almeno a livello culturale trattarlo senza fare dei riferimenti alla Scrittura, c'e’ questo librettino edito da Laterza, di Remo Ceserani e intitolato "Lo straniero", come vedete anche questo e’ molto accessibile. Poi invece se qualcuno volesse proprio buttarsi c'e’ un volume invece di notevole considerazione che non riguarda lo straniero in quanto tale ma si parla anche dello straniero perche’ e’ una storia di Israele, intitolato "Oltre la Bibbia", di Mario Liverani, dove ci sono diverse pagine anche su questo tema qui. Cosi’ ho anche detto un po' le mie fonti, potete controllarle...
Bene, quello che io vorrei dire stasera lo riassumo in questo modo: ricercare innanzitutto l'esperienza che Israele ha fatto di questa realta’ dello straniero. Ed e’ un'esperienza che si coniuga all'attivo e al passivo. Si coniuga all'attivo quando Israele racconta la sua esperienza di se’ come straniero, quando e’ deportato, quando si trova in Paesi diversi, in mezzo a culture, lingue e situazioni diverse; e al passivo quando Israele invece trova a casa sua, arrivano a casa sua persone, gruppi, che non appartengono al ceppo, la cultura, la razza ebraica. Allora e’ straniero in due sensi, sono due aspetti presenti nella Bibbia e che anche noi in parte conosciamo. E poi c'e’ un'altra duplice lettura che noi faremo, ed e’ come in tantissime realta’, una lettura di tipo positivo e una lettura di tipo negativo, vale a dire una lettura che legge positivamente la presenza e la realta’ dello straniero e una lettura che invece stronca la presenza, la realta’ dello straniero. E allora come credenti credo nasca subito una domanda che ha bisogno di una chiarificazione: allora a che cosa dobbiamo dar credito? Alle correnti che dicono "e’ tutta colpa degli stranieri", perche’ c'e’ questa corrente e citero’ dei testi, oppure a quell'altra corrente? Come si fa? Io credo che abbiamo alcuni criteri per muoverci, sono criteri che non valgono solo per questo tema dello straniero: i cosiddetti doppioni li troviamo su moltissime tematiche, ad esempio sulla monarchia, c'e’ tutto un filone che dice "viva il re" e c'e’ tutto un filone che dice "abbasso il re", e cosi’ potremmo moltiplicare gli esempi. Questa e’ una sfida della Bibbia perche’ ci riporta fuori dai soliti modi di pensare la Bibbia come una codificazione di qualche cosa che e’ deciso una volta per sempre che io devo mettere in atto o non devo mettere in atto. Non e’ cosi’. La Bibbia fa molto piu’ appello alla tua coscienza e alla tua responsabilita’. Vuoi scegliere una strada? Sceglila, sappi che tu ne sei responsabile fino in fondo. Non appellarti a Dio pero’. Nelle cose che ti riguardano non appellarti troppo facilmente a Dio perche’ c'e’ anche l'altra parte. Vuoi scegliere l'altra? la scegli, anche li’ con la tua responsabilita’, cioe’ entriamo in un gioco dove la Bibbia non mi da’ le soluzioni, mi da’ dei criteri, e poi mi dice "adesso te la giochi tu, sappi pero’ che come e nel modo in cui te la giochi avrai delle conseguenze", perche’ tutto ha delle conseguenze. E non vuole essere una minaccia, vuol essere una capacita’ di lettura del futuro, vuol essere la capacita’ di capire dove cio’ che faccio mi sta portando per non avere lo sguardo bloccato miope esclusivamente sul presente. Le scelte determinano delle prospettive, e allora la Bibbia ci dice: guarda, a seconda di quello che tu fai e di cui sei pienamente responsabile queste sono le varie prospettive. E poi da questa lettura o meglio narrazione delle esperienze, perche’ partiamo proprio da un'analisi dei racconti, si arriva nella Bibbia a una riflessione piu’ profonda, cioe’ quello che capita nella storia viene letto come non solo evento casuale, evento determinato da un coincidere di cause, ma e’ letto come qualcosa che fa luce sull'uomo stesso e fa luce sul suo rapporto con Dio. Per cui dalle esperienze concrete si risale, si dice: ma se capita questo io chi sono? e se capita questo Dio dov'e’? dove sta?, domanda che la Bibbia pone sovente, dov'e’ Dio? Dio non e’ in cielo, secondo la Bibbia. Il cielo e’ solo l’espressione della sua trascendenza; Dio e’ sempre al fianco degli uomini; di quali? dove? Sono domande, per una lettura seria, direi, della Bibbia, ineludibili, e per una lettura non pietistica, non devozionistica della Bibbia.
Allora entriamo subito in questa prima prospettiva tentando di delineare i contesti.
Gli scritti della Bibbia coprono quasi mille anni di storia, e voi capite che i contesti sono profondamente diversi in mille anni, non e’ che possiamo appiattire lo spessore temporale dentro cui avvengono e si riflette sulle cose. A seconda dei contesti storici, culturali, sociali e politici emergono delle culture, delle mentalita’. E noi possiamo vedere almeno questi due gruppi, questi due momenti: c'e’ il momento del benessere, il momento dello sviluppo, il momento del progresso, che troviamo soprattutto intorno all'VIII secolo a.C., con il tempo della monarchia davidica giu’ fino alla prima deportazione del 722 a.C. Questo e’ un periodo di grande sviluppo, ma come sempre dentro lo sviluppo ci sono i segni di una possibile decadenza, di un possibile tonfo. Tra questi segni si pone la modalita’ di interpretare la presenza dello straniero in mezzo alla societa’. In quest'epoca noi troveremo i testi di difesa dello straniero, difesa non solo umana ma legale, giuridica; ci sono i codici, i cosiddetti codici legali, che contengono molte norme sullo straniero. Questo e’ un primo quadro. Un secondo quadro avviene invece molto piu’ in giu’ nel tempo, nel 400 circa d.C., dopo il ritorno da Babilonia, dove invece prevale una cultura di chiusura, di paura, e allora lo straniero e’ messo al bando, e anche li’ avremo testi che esplicitano questo pensiero, questo modo di vedere, che diventa rapporto sociale, cioe’ si trasforma in modi di fare e si trasforma in normative, di cui una la leggeremo. Pero’ saremmo ingenui se pensassimo che sia nell'una che nell'altra epoca queste siano le uniche voci, perche’ nell'una e nell'altra ci sono anche le voci contrarie, nel momento in cui lo straniero viene difeso ci sono anche voci contrarie, anzi la stessa difesa dello straniero dice che se c'e’ bisogno di difendere e’ perche’ c'e’ qualcosa che non funziona. Se ho bisogno di codificare i diritti del lavoro, per fare un esempio che ci e’ vicino, e’ perche’ nel lavoro possono inserirsi forme di non-diritto, ecco perche’ devo codificare i diritti, perche’ non ci sono, se ci fossero non dovrei codificarli. Se non ci fossero ladri "Non rubare" non avrebbe nessun senso, devo dire "Non rubare" perche’ ci sono dei ladri. E la stessa cosa vale per questi testi. Se ci si affanna cosi’ tanto a elevare, a tenere alta la dignita’ dello straniero e’ perche’ c'e’ una tendenza contraria. E cosi’ nel secondo momento: quando la cultura dominante sara’ contraria, ci saranno voci che diranno "non e’ cosi’, non condivido". E vi cito due testi, addirittura due libri interi che giocano, uno piu’ direttamente, l'altro piu’ tra le righe, proprio su questa anti-posizione, e sono: quello diretto il Libro di Ruth - Ruth e’ una pagana, e’ una straniera, e dentro alla Bibbia ebraica ha un libro dedicato a lei -, e l'altro indiretto e’ il libro di Giobbe. Giobbe non e’ un ebreo, eppure e’ l'unico che alla fine viene "assolto" da Dio, rispetto invece ai suoi amici teologi. Allora sono voci che dicono "no", quindi ritorno alla premessa, la Bibbia e’ un grande dibattito, la Bibbia e’ uno scambio, la Bibbia ha molte voci, e come sempre ci sono picchi dove certe voci diventano maggioritarie, la vincono, e altri in cui altre voci sono maggioritarie. Anche qui la scelta quale sara’? Ecco allora alcuni criteri, tanto per dirigerci. Un primo criterio matematico, o quasi, e’ di valutare la maggior quantita’ di testi e di parole spese in favore o contro. Allora se noi mettessimo su una bilancia vedremmo che i testi in favore sono molti molti di piu’ dei testi contro (teniamo pure conto che la Bibbia non e’ tutto lo scibile degli ebrei, e’ solo il depositato di culture di secoli che rappresenta il 10% della storia), pero’ questo e’ un piccolo primo criterio, non ancora determinante. Il criterio determinante sara’ quando noi arriveremo, se non mi dilungo troppo, a vedere il Nuovo Testamento. Cioe’ per noi che cosa e’ determinante: la posizione di Gesu’ Cristo, la quale ci fa rileggere anche tutto quel che c'e’ prima, ci fa rileggere l'Antico Testamento, esattamente nella chiave che Lui ha usato per interpretare l'esistenza, i rapporti, gli incontri, etc..
Per venire ai testi, e quindi avere anche una conferma o meglio un incontro diretto con i testi, partirei da un testo che pongo come titolo, che potrebbe essere questo, e’ un testo di Osea, e riprendo una sola frase; dice cosi’, al capitolo 4 versetto 14: "Un popolo che non comprende va in rovina". Mi ha colpito perche’ vuol dire che se non capiamo i processi storici, culturali, rischiamo non qualche cosa sugli altri, ma su di noi, e sara’ questo un tema come vedremo molto sviluppato. Perche’? Perche’ rispetto allo straniero, dicevo, c'e’ una prima tendenza. Dice: lo straniero, perche’ non va bene? Cominciamo dal negativo, perche’ non va bene lo straniero? Non va bene per alcuni motivi fondamentali: primo, perche’ viene a essere un pericolo per la nostra identita’, soprattutto religiosa. Confrontandoci soprattutto con la Parola di Dio l'ebreo vede in questo il grande pericolo. Dice: gli stranieri portano qui altre divinita’, quindi non possiamo accettarli, perche’ sono una mina vagante per la nostra cultura e societa’, portano l'idolatria, portano divinita’ che non conosciamo, e quindi vanno bloccati. E come vanno bloccati? Vanno bloccati non lasciandoli entrare, oppure rimandandoli se ci sono. Il libro di Esdra, al capitolo 9 e 10 riporta questa normativa - quando la leggo, se mi metto dentro i sentimenti di chi era implicato credo che fosse disgregante - e dice cosi’: tutti quelli che hanno sposato una donna pagana, cioe’ non ebrea, pagana vuol dire al di fuori dell' ebraismo, del giudaismo, cioe’ chiunque altro, o tutte quelle che hanno sposato un uomo pagano, li devono mandare a casa, compresi i figli. Nessuno che non sia ebreo deve stare su questo suolo. E cosi’ fecero: rimandarono a casa tutte le donne, i bambini o i mariti, ma era maggiore il numero delle donne non ebree che abitavano, erano tornate o abitavano in Palestina ma non erano di origine ebraica. Questo e’ diciamo il clou, il massimo della posizione che noi troviamo in questo periodo, d'altra parte non mi fa problema definire questi libri, quest'epoca, un'epoca piena di paure, un'epoca con un termine molto moderno fortemente chiusa su se stessa, che rifiuta tutto cio’ che viene fuori, segno di una profonda debolezza interiore e identitaria, e lo capiamo anche, perche’ bisogna anche capire i fenomeni storici, magari non si condividono. Perche’ era gente che arrivava dall'esilio di Babilonia e che doveva rifarsi una storia ma usando dei metodi almeno discutibili. Non si puo’ rifare la storia attraverso la pulizia etnica, perche’ non conduce da nessuna parte, anzi, ecco la storia degli effetti, se noi proseguiamo di un poco questa storia - siamo nel 400, verso il 300 - , arriveremo di nuovo al disastro sociale e politico. Perche’? Perche’ questa chiusura, questa paura non conduce ad una affermazione del se’, ma conduce ad un isolamento che e’ letale per Israele. Letale internamente, vale a dire che dal suo interno quelli che si levano con piu’ forza a difendere questa forma di integrita’, che per loro era un bisogno, torno a ripetere, non e’ lo scopo, sono le modalita’ con cui si raggiunge quello scopo, dall'interno di Israele nascera’ una delle piu’ profonde dittature della storia ebraica. Non e’ detto che la storia si ripeta, qualche volta si ripete, ma certo che se leggiamo Esdra, Neemia e arriviamo ai Maccabei il percorso e’ estremamente chiaro, si arriva li’.
Ma c'e’ un'altra lettura, e questa la fanno soprattutto i profeti, ma volevo prendervi alcuni testi che riguardano questo aspetto di lettura negativa della presenza di stranieri, ecco il Deuteronomio, che in quest'epoca 5-400 a.C. fa eco, da’ voce al libro di Esdra e Neemia, dice cosi’: "Non ti imparenterai con loro", loro sono i pagani, "non darai le tue figlie ai loro figli, e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli perche’ allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me per farli servire a dei stranieri e l'ira del Signore si accenderebbe contro di voi". E di questi testi ce ne sono tanti, questo e’ solo un esempio per confermare questa lettura. Ma vi dicevo, ci sono persone che rifiutano questa lettura, dicono "certo, il pericolo c'e’", il pericolo cioe’ della, loro la chiamano, “idolatria”, esiste, ma la vedono realizzarsi in un altro modo, il ragionamento lo faccio io, poi lo leggiamo, ed e’ questo: guarda che sei tu che la accetti l'idolatria, non e’ lui che te la impone. Cioe’ non puoi accusare un altro di quello che tu stesso ricevi o fai volontariamente, perche’ se tu aderisci ad un'altra divinita’ non e’ colpa sua, il fatto e’ che sei tu che aderisci. E allora c'e’ tutta una linea profetica che indica questo, e dice allora: non "contro" o "guai a chi si sposa con..." eccetera, ma "maledetto colui che si allontana da me", cioe’ la responsabilita’ e’ delle tue scelte, non di quelle degli altri; e’ la tua fragilita’ che viene messa in discussione, non l'apporto anche diverso degli altri. Vale a dire, riporta il problema non tanto su cio’ che avviene fuori ma su cio’ che tu assumi, su cio’ che tu accogli. Nell'accoglierlo la responsabilita’ diventa tua, non e’ piu’ dell'altro. E allora tutta una serie di testi che dice questo aspetto, come ad esempio, sempre nel Deuteronomio, si legge: "Fai in fretta - dice Dio a Mose’ - a scendere dal monte, perche’ il popolo si e’ fatto un bel vitello e lo sta adorando".
L'idolatria e’ il risultato di un percorso che non e’ dipeso da altri, e’ dipeso dallo stesso popolo, e’ come se il popolo si fosse auto-escluso dall'alleanza con Dio con le sue scelte. E cosi’ anche rispetto a questo tema i profeti prendono delle posizioni molto nette.
Abbiamo ancora letture positive che riguardano la difesa del forestiero. Soprattutto nei libri del Levitico, cioe’ nelle norme, e ne leggo solo alcune perche’ mi sembrano interessanti; intanto pensate nei dieci comandamenti, che noi abbiamo assunto in pieno, anche come Cristianesimo, che facciamo al catechismo, che facciamo imparare a memoria, non so se mai ci siamo fermati sulla frase quando si introduce il terzo comandamento "Ricordati di santificare la festa", c'e’ questa annotazione, che il riposo lo devono fare tutti, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo schiavo, la tua schiava, il tuo bue, il tuo asino, le tue bestie e il forestiero. E' un diritto codificato che tocca tutti quelli che si trovano sul suolo di Israele, il riposo sabbatico, anche se il forestiero non ha la tua religione, ma quello e’ un giorno che non dipende da te, non sei tu a concederlo. E' un diritto che ha dato Dio e lo ha dato a tutti, e quindi anche il forestiero ha diritto a questo riposo. Ma nel libro, dicevo, del Levitico, al capitolo 19, c'e’ una serie di cosiddette norme sociali, cioe’ norme che regolano la vita sociale. Sentite questa, e poi pensate al Libro di Ruth perche’ il Libro di Ruth descrive esattamente questo episodio: "Quando mieterete la messe nella vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo ne’ raccoglierete cio’ che resta da spigolare della messe. Quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti; li lascerai per il povero e per il forestiero". E' lo stato sociale dell'epoca e cioe’ e’ la possibilita’ di vivere. Allora, siccome si raccoglieva a mano, ai margini spighe cadevano, acini o grappoli rimanevano, non torno indietro una seconda volta a prenderli. E Ruth, la nuova vita, ritornando vedova perche’ il marito ebreo era morto, in Palestina potra’ vivere grazie a questo, andando nei campi a spigolare, cioe’ a raccogliere le spighe cadute dai mietitori e i frutti lasciati dai raccoglitori. E ancora, se vogliamo vedere un altro di questi brani, sempre al capitolo 19 del Levitico, "Quando un forestiero dimorera’ presso di voi nel vostro paese non gli farete torto. Il forestiero dimorante tra voi lo tratterete come colui che e’ nato fra di voi". Non lo commento. E' una legislazione di 2500 anni fa.
E poi ancora abbiamo una terza posizione, un altro tipo di riflessione. Non solo abbiamo visto che lo straniero puo’ essere letto negativamente - c'e’ anche un testo, adesso non ve li leggo tutti, ma c'e’ un testo anche un po' curioso, ridicolo, nel Libro del Siracide che dice: chiudi la porta davanti allo straniero, perche’ se entra in casa tua ti mette tutto sottosopra, e fa parte appunto di quella lettura, e’ sempre piu’ o meno quel periodo che vi dicevo prima.-. Ma c'e’ un'altra posizione, che si differenzia da queste perche’ e’ un po' piu’ articolata, dove addirittura si dice che lo straniero puo’ essere un ottimo, leggiamo tra le righe, strumento nelle mani di Dio. Chi e’ andato a messa domenica scorsa si ricorda, la prima lettura diceva: "Io ho scelto Ciro mio Unto, mio Messia e l'ho mandato". Ciro e’ un re pagano, eppure viene presentato come colui che compie il progetto di Dio. Dio affida a lui un compito per il suo popolo, quindi va a cercare addirittura uno da fuori per mandare messaggi riguardo il suo popolo. Ma dicevo c'e’ tutta una posizione manifestata nei profeti che sostiene questa tesi, questa ipotesi: che Israele va verso la sua morte - non dimentichiamo che ha avuto oltre l'Egitto tre grandissime deportazioni, una al Nord, l'ho citata prima, nel 722, una al Sud nel 685 e poi dopo le deportazioni ultime, enormi, cioe’ che hanno sparpagliato questo popolo in tutti i paesi. E viene detto questo come l'esplosione di una societa’, una societa’ che non e’ piu’ in grado di vivere, di stare insieme, una societa’ che non e’ piu’ in grado di avere una capacita’ di coesione. Allora i profeti leggono la morte sociale, politica di Israele come causata dalle ingiustizie perpetrate impunemente dentro Israele. In altre parole: se Israele muore, se l'e’ costruito con le sue mani, non deve accusare nessuno, non deve andare a puntare il dito contro nessuno, e’ l'ingiustizia dentro il popolo stesso, perpetrata dai capi che vengono nominati re e sacerdoti, governanti, giudici, che si fanno pagare, governanti che fanno i loro interessi e requisiscono terre e beni alla gente che riempiono di tassazioni, eccetera, pensate a Roboamo figlio di Salomone e alla sua vicenda, ha perso il regno per questo.
Salomone muore, succede al regno suo figlio Roboamo. Salomone verso la fine della sua vita aveva perso un po' le misure delle cose, tutta la sua vita era stata una vita pacifica, ma aveva speso molto piu’ di quello che poteva spendere, per cui lascio’ il regno in una condizione di assoluta poverta’, l'erario era non solo vuoto, ma pieno di debiti. Allora gli anziani, il Parlamento di allora, si avvicinano al figlio e dicono: Senti, cambia politica perche’ se fai cosi’ rischiamo grosso. Allora dice: Mah, adesso ascolto anche il consiglio dei miei amici giovani e allora va dagli amici e dicono: ma sei matto? ma adesso e’ il nostro momento di godercela, ma tu vai a togliere tutte e le fonti dei nostri proventi, ma assolutamente no. Si lascia convincere, va a parlare al popolo e dice, ed e’ volgarissimo, perche’ poi sapete che il linguaggio biblico e’ sempre molto misurato (ma il simbolo credo lo capiate senza tradurlo): voi credete che io tolga le tasse, i pesi, eccetera? se mio padre pesava dieci io pesero’ cento, perche’ il mio dito mignolo e’ piu’ grosso dei fianchi - metafora - di mio padre. Allora cosa e’ avvenuto? Ipso facto, dieci tribu’ su dodici gli hanno detto: noi ce ne andiamo, fai quel che vuoi.
Israele non ha piu’ ritrovato, se non ormai vicino al Nuovo Testamento, e per motivi forzati, la sua unita’, e’ rimasto diviso.
Allora i profeti dicono: e’ l'ingiustizia, e’ l'avidita’, e’ il fatto che si ama solo il denaro e per questo si e’ disposti a tutto, capi religiosi o non religiosi, eccetera, che avviene questo. E' inutile, dicono i profeti, andare a cercare altrove le ragioni della propria disfatta. Un popolo che non capisce va in rovina, va nel precipizio.
Riprendo solo alcuni di questi testi: prendiamo ad esempio Geremia, l'uomo piu’ mite di questo mondo, e che si e’ trovato in una situazione terribile come epoca, perche’ e’ vissuto proprio a cavallo della seconda deportazione. Allora Geremia, al capitolo 13, lancia questa accusa, dice cosi’: quando ti fermi a riflettere, ti chiedi in cuore tuo: ma perche’ mi e’ capitato questo? la deportazione, la distruzione, perche’ mi e’ capitato questo? ecco qui la risposta: "Per l'enormita’ delle tue iniquita’". Non per altri motivi. E la stessa cosa ci dicono altri profeti, ad esempio il profeta Osea ha anche una fortissima presa di posizione su questo tema, al capitolo 4 versetto 14 dice cosi’: "Non puniro’ le vostre figlie se si prostituiscono, ne’ le vostre nuore se commettono adulterio" e qui e’ la frase che vi dicevo, "perche’ un popolo che non comprende va in precipizio". Anche qui il tentativo di trovare sempre i capri espiatori; non e’ il problema di chi in quel momento si trova fuori legge, fuori norma; e’ che "un popolo che non comprende va nel precipizio".
Ecco il tempo passa, io mi voglio avviare verso la fine ancora con queste due note, il Nuovo Testamento e poi alcune conclusioni sempre bibliche sul "ma allora che cos'e’ l'uomo e chi e’ Dio". Sul Nuovo Testamento, visto che e’ piu’ conosciuto non mi fermo moltissimo, do’ solo degli spunti; ho prediletto il Vangelo di Matteo perche’ e’ il meno sospettoso, cioe’ e’ il cosiddetto Vangelo ebraico, quello tra gli altri due, Marco e Luca, piu’ legato alle radici ebraiche. Eppure, e vi leggo solo come un indice, ecco le cose che si trovano.
Capitolo 1, genealogia di Gesu’, si trovano nominate nella genealogia quattro donne, quattro pagane, due prostitute; sono le ave, le antenate di Gesu’. Dentro nella sua famiglia, nel sangue che scorre in Gesu’ Cristo, c'e’ anche questo, e alcune le conosciamo: Ruth, l'ho gia’ citata prima, ma ce n'erano altre, belle figure, come Racab; Racab e’ la prostituta di Gerico, e’ l'antenata di Gesu’ Cristo.
Capitolo 2, arrivano i Magi; i Magi sono caldei, sono pagani, eppure i Magi riconoscono il Cristo mentre gli abitanti di Gerusalemme e i capi non lo riconoscono, anzi, decidono la prima persecuzione, conosciutissima, che finisce nella strage degli innocenti. I pagani si’, i suoi no. Ricordatevi il prologo di Giovanni: "Venne tra i suoi, ma i suoi non l'hanno accolto".
Ancora, capitolo 8, perche’ non valgono solo le parole, valgono ancora di piu’ i gesti; Gesu’ guarisce il servo di un centurione e dice: non ho mai trovato una fede cosi’ grande in Israele. E' un pagano. Capitolo 8, ancora, guarisce l'indemoniato, ma Matteo parla di due, l'indemoniato di Gadara. Gadara e’ un territorio fuori dalla Palestina, e’ al di la’ del Giordano, un territorio pagano, le decapoli, eppure Gesu’ ci e’ andato, ha trasgredito, perche’ ha un valore sia fisico che morale, i confini di Israele, e si e’ sporcato, cioe’ e’ diventato impuro, perche’ cosi’ prevede la legge, andando presso dei pagani.
Capitolo 11, Gesu’ rimprovera le citta’ del lago, di Tiberiade, Genezaret e Cafarnao, perche’ se a Tiro e a Sidone, citta’ del Libano, e quindi non israelite, fosse successo quanto e’ successo qui, gia’ da molto tempo si sarebbero convertiti. Di nuovo i pagani son piu’ veloci ad ascoltare.
Capitolo 15, Gesu’ guarisce la figlia della cananea, con quel bellissimo dibattito dove Gesu’ si lascia mettere in scacco: non si prende il pane dei figli per darlo ai cani; durissimo; e la donna pronta risponde: si’, ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dal tavolo. Donna, mai visto una fede cosi’ grande, tua figlia e’ guarita.
Ancora, al capitolo 21, gli operai della vigna, la parabola, gli operai che uccidono e maltrattano, Gesu’ termina la parabola dicendo: vi sara’ tolto il Regno, e sara’ dato ad altri. E ancora, questo e’ proprio il quadro finale, il Giudizio Universale: ero forestiero, e mi avete accolto. Siamo anche avvisati su che cosa capitera’. La domanda di esame ci e’ gia’ stata fatta, non sara’ un esame a sorpresa: ero forestiero. Quando?
Allora, un altro testo, capitolo 10 di Atti degli Apostoli, anche quel racconto straordinario di Pietro chiamato dal centurione Cornelio, pagano, che non vuole andare, perche’? Perche’ non puo’ entrare in casa di un pagano, la legge lo proibisce. Allora Dio gli manda una pennichella, s'addormenta e ha un sogno: scende dal cielo un grande lenzuolo con dentro ogni sorta di animali, mondi e immondi, cioe’ leciti e proibiti, e una voce gli dice: Pietro, alzati e mangia. E Pietro nel sogno, che rimane pienamente ebreo, dice: assolutamente no, non posso mangiare queste cose, perche’ sono illecite, e la voce dice: non spetta a te dichiarare quello che e’ lecito o no, cio’ che Dio ha reso lecito tu non puoi fare illecito. Pietro si sveglia, capisce la metafora del sogno, parte e va a casa di Cornelio. E poi infine, molto brevemente, che cosa deduce la Bibbia da questo? Anche qui con dei racconti, dei simboli che hanno attraversato i secoli.
Com'e’ che comincia la Bibbia? La Bibbia comincia con un duplice racconto, quello mitologico del Paradiso Terrestre, e quello molto piu’ reale della cacciata dal Paradiso Terrestre. L'origine dell'uomo e’ diventare straniero. Non e’ piu’ casa sua, e’ fuori dal Paradiso. L'uomo e’ straniero; non lo diventa, lo e’. Lo e’ nella sua natura piu’ profonda, come dice la Bibbia per esprimere questo, fin dalle origini non c'e’ un momento in cui l'uomo non sia straniero. E di qui parte tutta la riflessione di Israele sull'essere straniero, ad esempio sul fatto che Abramo era nomade e straniero, e che la professione di fede che il Deuteronomio ci ricorda e’ proprio questa: mio padre era un arameo errante, senza casa, vagava qua e la’, “mio padre era un arameo errante”. Non solo, ma l'esperienza dello straniero aiuta a percepire la vita. Pensate all'immagine che ha attraversato i secoli del pellegrinaggio.
Pellegrinaggio deriva da pellegrino. Pellegrino e’ colui che cammina senza una fissa dimora, perche’ non ha casa qui, e’ straniero qui, e quindi il viaggio, la metafora del viaggio, la metafora del passaggio, e la fede ebraico-cristiana e’ fondata su questa metafora, la Pasqua e’ un passaggio, e l'atto con cui entriamo nella fede e’ un passaggio, il battesimo, la metafora del passaggio fotografa la natura di straniero di cui noi siamo fatti. Noi siamo stranieri, perche’ questa terra non appartiene a nessuno, non e’ ne’ mia ne’ tua, al massimo la possiamo coniugare con il nostro. Questa terra appartiene a Dio, ecco perche’ noi siamo di passaggio, perche’ l'uomo e’ un soffio, perche’ l'uomo e’ come l'erba del prato, oggi e’ verde, domani e’ seccata, perche’ la morte assume una grande importanza come l'esperienza radicale dell'estraneita’. Perche’ la morte ci fa uscire da questa vita, da questo mondo, e quindi e’ radicalizzazione dell'estraneita’ assoluta e la morte e’ un esperienza comune, non dei credenti, ma di tutti gli uomini.
E poi, ancora piu’ personalmente e’ la fragilita’ esperienza di estraneita’, e detto in termini piu’ moderni non apparteniamo neanche a noi stessi, non ci apparteniamo neanche, altro che piantare paletti di proprieta’ sulle cose, sui tempi e sui luoghi; non ci apparteniamo.
L'ultimo: Dio e’ straniero, perche’ l'immagine piu’ radicata, facilmente stravolgibile nella storia delle religioni e nella nostra anche, e’ quella che ricadiamo dal dialogo tra Dio e Davide.
Davide ha conquistato Gerusalemme, ne ha fatto la capitale del regno, ha costruito un palazzo sontuoso fatto di legno di cedri e di legni pregiati. Un mattino, quella terrazza di Davide era proprio molto pericolosa, non vide Betsabea, e’ un'altra volta che la vide, quel mattino li’ invece si affaccia e vede nel cortile la tenda della presenza di Dio che aveva accompagnato lungo l'Esodo, cioe’ il pellegrinaggio verso un'altra terra - anche qui e’ tutto interessante, perche’ una volta dice: la terra non ce l'abbiamo, e’ la’ la terra, e quando arrivano la’ i profeti dicono: ma forse no, non e’ neanche questa la nostra terra - , allora dicevo Davide guarda giu’ e dice: o povero Dio, abiti in una tenda, la tenda e’ quel che c'e’ di piu’ instabile, la prendi, la togli, la sposti, la cambi, vai di qui, vai di la’; faro’ una bella casa a Dio come ce l'ho io. E Dio gli appare in sogno di notte e gli dice: ma cosa credi di farmi? io ho sempre vissuto in una tenda, io ho accompagnato il tuo popolo nel deserto, io ho camminato con loro, io sono un Dio nomade; non farmi nessuna casa, non la voglio la casa, semmai tuo figlio. Salomone fa la casa ma siccome era ancora prima di essere cosi’ vecchio e rimbambito, come prima avevamo visto, quando arriva il giorno dell'inaugurazione del tempio entra e ha una folgorazione e si chiede: ma sara’ proprio vero che Dio abita qui? Prima gli ha fatto un tempio bellissimo, pavimenti d'oro, leggete la descrizione, e poi dice: ma forse non e’ qui. Ma ha ragione, non e’ li’. E allora la conclusione quale potrebbe essere? Potrebbe essere che noi siamo messi di fronte a situazioni che si ripetono, a volte piu’ drammaticamente, o molto meno; quello che si deve giocare e’ una responsabilita’ che riguarda innanzitutto la domanda: com'e’ che noi tranciamo, possiamo tradurre? be’, intanto la domanda fondamentale e’ dove stiamo, da che parte stiamo, che posizione prendiamo. Secondo, una volta presa posizione, se e’ quella del si’ la domanda dice: adesso queste cose com'e’ che si traducono in forme, in strutture, in relazioni che diano corporeita’ a questa convinzione che io e te siamo stranieri, che l'essere straniero ci appartiene e che quindi e’ assurdo misurare chi lo e’ di piu’ e chi lo e’ di meno, ed e’ assurdo a partire da qualunque concezione, da qualunque punto di vista? Dove la terra e’ dell'uomo e le divisioni sono solo funzionali al fatto che da qualche parte devo pur vivere. Allora come traduciamo in atteggiamenti, in pensieri, in logiche, in valutazioni, come li traduciamo? Ecco io credo che sia un'interpretazione estremamente forte, a cui non ci possiamo sottrarre e poi ciascuno fara’ le sue scelte, io non voglio neanche entrare nel merito delle singole scelte, l'importante e’ che queste scelte diventino confrontate, siano il piu’ possibile rese consapevoli, e ci si assuma poi la responsabilita’ di una distanza o di un avvicinamento alla Parola di Dio che per noi e’ norma non normabile, non assoluta.